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P. BERNARDINO BACCHION
            1935 – 2025
            Assistente Ecclesiastico, Monza


                                            Vi racconto un po' chi sono io: ho 90 anni, sono felice di essere
                                            stato uno Scout, mi dispiace di non aver portato in questa
                                            occasione il fazzolettone, ma sono iscritto, anche quest'anno

                                            ho pagato la quota. Mi permettete di dire che io vengo da un
                                            altro mondo, da quello che ho vissuto fino a ieri. Abbiate
                                            pazienza ad ascoltarmi perché 90 anni sono quasi un secolo
                                            di storia. Chi sono? Io ho vissuto una vita molto bella, di cui
                                            devo ringraziare il Signore e per questo ve la voglio ricordare
                                            velocemente. Io ho vissuto la Seconda Guerra mondiale e
                                            permettetemi di ricordare alcune cose.

            Avevo dai 5 ai 10 anni quando è stata combattuta quella guerra. In Italia eravamo fascisti e
            sul muro della mia scuola c'era scritto «Credere, obbedire e combattere». Un giorno a scuola
            abbiamo detto alla maestra «Non c'è più l'inferriata del cancello!». Ci fu risposto:
            <<Dobbiamo fare i cannoni per la nostra patria>>, immaginate cosa potevano pensare dei
            bambini di 6-7 anni che si sentivano dire tutte queste belle cose…

            Forse ero in seconda elementare, un bravo bambino, per questo ho avuto un premio dalla

            maestra: potevo andare nell’aula di quarta a sentire il discorso di Mussolini. Venivo da un
            altro mondo e queste cose le dico a chi è più giovane, perché non può conoscerle. Poi dal
            1943 in avanti, dopo la caduta di Mussolini, noi siamo stati occupati dai tedeschi. Della lingua
            tedesca conosco solo due parole: «Rauss!», “via” oppure «Italiano Kaputt», significava
            «italiano, morte».

            E noi bambini facevamo gli Scout, gli esploratori, a nostro modo: dovevamo ascoltare i
            tedeschi che ci occupavano per capire se c'erano rastrellamenti in previsione. Noi dovevamo
            nascondere papà, diversamente lo avrebbero portato via in Germania.

            Al mattino la pompa dell'acqua era gelata. Noi bambini di 5, 6, 7 anni, dovevamo imparare a
            sbloccarla. Non c’era gas e la legna non si trovava quasi più. E quindi dovevamo cercare la
            legna, imparare a usare la sega e poi dovevamo imparare a fare la pasta con la macchinetta.

            Tutto questo mi ha insegnato a fare lo Scout da bambino durante la guerra. Ecco perché
            queste cose le porto dentro. Vivevo a Castelfranco Veneto.

            A Castelfranco passa la linea ferroviaria che dalla Germania scende giù nel Veneto ed era un
            continuo transitare di treni che portavano i rifornimenti ai tedeschi: armi, munizioni,
            vettovaglie, eccetera. Succedeva che appena un convoglio stava per entrare in stazione,
            arrivassero i caccia americani, gli Alleati, e cominciava un carosello veloce. Per noi bambini
            era uno spettacolo, ma era molto pericoloso perché si sparava dall'alto in basso e dal basso
            in alto.



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