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3. APPARTENENZA
Ho ben considerato, analizzando nei dettagli il mio vissuto, per quale motivo arde dentro di
me questo amore verso il Lupettismo. Ho 78 anni e ancora quel “siamo dello stesso sangue,
fratellino, io e te”, quel fuoco in mezzo al cerchio, quelle “cacce notturne” nelle notti buie,
che tanto spaventavano i Lupetti “zampe tenere”, i
riverberi intensi di quel fuoco illuminano ancora i
passaggi più faticosi della mia vita. Spero di riuscire
a comunicare quanto mi sta nel cuore: lo Scautismo,
nel gruppo di Monza, che si riuniva in casa di don
Enrico intorno a quel tavolo rettangolare al primo
piano, di fianco alla chiesa delle Sacramentine, è
stato un momento forte e significativo perché
vissuto per la formazione al servizio.
Ricordo che nel Branco c’era un Lupetto con gravi
problemi fisiologici. Quando si chiamava il Branco a
Giordana Valli e Anna Giovenzana
formare il Cerchio, la sua mano focomelica si
tendeva verso le altre e i Lupetti non si turbavano minimamente di stringerla. Non c’era la
necessità di dire come si doveva fare, semplicemente “siamo dello stesso sangue, fratellino,
io e te”. Quell’atteggiamento che faceva tendere spontaneamente la propria mano non era
dettato da un modello, i Lupetti erano delle persone vive e autentiche, ognuno con la propria
diversità nel carattere, nella cultura, nella salute.
Questo modo di comportarsi l'ho trovato solo nello Scautismo, come un fatto realmente
compiuto, non una dichiarazione di ideali fine a se stessa. Quando l’architetto disegna la
casa, ha poi bisogno del muratore, ma entrambi la portano a compimento. Questa modalità
di realizzare il servizio l’ho vista solo nello Scautismo: Scautismo non vuol dire solo ideali, ma
richiede che il Capo abbia in sé l’esperienza di una vita vissuta e compiuta secondo quegli
ideali.
4. IL “SALTO D’AKELA”
In effetti per affrontare “il rischio
educativo” di cui parlava il Capo
Clan, Sandro Poli, non erano
sufficienti i puri e semplici
ideali, occorreva che la persona
avesse l’esperienza derivante
da una vita vissuta. Questo l'ho
sperimentato grazie alle
Cheftaines del Monza 1 (Anna
Ardesi, Anna Giovenzana, Laura
Ferrari, Gloria Poli, Lidia Valli,
Promessa Cheftaine di Gloria Poli Clara Albanese, Elisa Piazza,
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