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2. NELLA MOLTEPLICITA’: “DEL MIO MEGLIO”
Non mi ero mai posta il problema che sarei entrata io femmina in un gruppo di maschi, in
altre parole non era necessario che mi collocassi in una specificità di genere. Nell’esperienza
di Cheftaine nel Monza 1 non ho incontrato un genere femminile e un genere maschile in
antagonismo, ma proprio no!
Quando mi hanno proposto quella formazione Cheftaine ho capito che c’era da fare qualcosa
per qualcuno, non c’era da trasmettere dei modelli. A 19 anni, avevo da poco iniziato il
cammino da Cheftaine, non riuscivo a capire cosa volesse dire “rischio educativo” di cui
parlava il nostro Capo Clan Sandro Poli e cosa significasse “salto qualitativo”.
Sono diventata Akela dopo essere stata
accanto ad un altro gigante: Carla Zanier.
In lei davvero vedevo l’Akela. Mi stupiva la
storia di Carla, cioè la capacità di
interagire e di percepire i pensieri, le
emozioni dei bambini di cui era al servizio.
Quei Lupetti sarebbero diventati Scout, da
bambini ad adolescenti, e come ci
spiegava don Enrico: “nel Lupettismo i
bambini sono in esplorazione nella
molteplicità dei viventi”, mentre “nello
Don Enrico Rossi e Alberto Bolognesi Scautismo entrano nella specificità di
genere e ne assumono le caratteristiche”.
Avevamo dei Capi con una grande forza di comunicazione: Akela con una qualità, Baloo con
un’altra e analogamente Riki Tiki Tavi. Ogni bambino trovava nella molteplicità delle figure
educative altrettante proposte di formazione.
Similmente noi Cheftaines, senza candidarci a modelli da copiare, volevamo qualificarci con
proposte indirizzate al bambino perché divenisse col tempo un servitore della società. Ad un
mio Lupetto avevo chiesto di pronunciare la Promessa e gli avevo spiegato che quella che
andava pronunciando non era la Promessa dei “miei” Lupetti e nemmeno quella del “mio”
Branco, perché quando la Promessa si pronuncia, siamo noi tutti nella Promessa. Infatti la
Promessa iniziava “con l'aiuto di Dio”, fate bene attenzione si dichiarava la consapevolezza di
avere una grande forza come sostegno non per diventare il primo Lupetto, né quello più
bravo, né quello che eseguiva bene i compiti assegnati, né quello che riceveva un premio.
Credo che la Promessa sia insita in ciascun Lupetto quanto lo è in Akela. Ancora una volta
potevamo dire che eravamo “di uno stesso sangue”, pur essendo tanti Lupetti e tanti Capi.
Quando si chiedeva a una vita così giovane “nel nome di Dio, io prometto di fare del mio
meglio”, al Lupetto stavo chiedendo molto e di conseguenza si doveva stare con attenzione e
con cura accanto a lui.
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