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APPENDICE 1
LE “CHEFTAINES” A MONZA – Gabri Brambilla
Sono passati poco più di 100 anni da quando un generale dell'Esercito Britannico, sir Robert
Baden Powell, lasciato il servizio dopo una lunghissima esperienza militare per mezzo mondo,
sperimentò un metodo educativo per ragazzi completamente nuovo, totalmente opposto a
quello tipico militare. Con questo metodo diventa protagonista il tema dell'educazione.
Baden Powell dà vita al primo campo scout, sull'isola Brownsea. Una banda di ragazzi,
raccolta nella maniera più disparata e spontanea nella Londra del 1907, vive la prima
esperienza “scout”; lo scoutismo nasce così, in sordina, senza clamori, in mezzo alla natura.
B.P. (così lo chiamano affettuosamente tutti gli scout) con una intuizione da genio e mettendo
a frutto la molteplice esperienza fatta, ha saputo concretizzare un metodo educativo per
ragazzi attivo, moderno e universale: è per questo che in pochi anni lo scoutismo ha varcato
confini politici e mari e si è diffuso in tutto il mondo, anche in paesi dove, se fosse stato solo
per la sua origine anglosassone, sarebbe stato messo al bando.
In Italia lo scoutismo arrivò nel 1912 a Genova e dopo alcuni esperimenti maturò dando vita
nel 1916 a due associazioni ufficiali: CNGEI, Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani, ed
ASCI, Associazione Scout Cattolici Italiani. A Monza arrivò l’ASCI, ufficialmente nel 1919. Lo
scoutismo monzese si stava sviluppando rapidamente quando nel 1928 il Fascismo impose
lo scioglimento di tutte le formazioni scout italiane, ma clandestinamente un gruppetto di
scout coraggiosi continuò ad operare per mantenere vivo lo spirito scout in attesa di tempi
migliori: erano le famose “Aquile Randagie”. Da ricordare: Beniamino Casati, Aldo Mauri,
Felice Brioschi, Vittorio Faglia. Aldo Mauri, che era divenuto sacerdote nel 1936, diventa
assistente ecclesiastico delle Aquile Randagie di Monza. Con la Liberazione nel 1945
arrivarono finalmente i tempi migliori. Si riaprì il Monza 1, con Reparto e Branco guidato dai
vecchi capi, continuatori dell'esperienza scout del periodo prefascista fra i quali Beniamino
Casati e don Aldo Mauri come assistente. Tra le prime in Italia, sorse presto anche
l'Associazione Guide Italiane, l'AGI, con l'entusiasmo di Enrica Mauri e Rosina Banfi e con
l'assistenza ecclesiastica di padre Vittorino dell'Addolorata.
Al primo momento di enfasi e di grandi entusiasmi seguì un lungo periodo di
ridimensionamento con un notevole calo delle unità, specialmente in città. Tra gli anni 1950 -
70 il Monza 1 si ridusse a pochi ragazzi. Il branco era in particolare crisi soprattutto di Capi.
Per queste ragioni alla fine degli anni '50 fu avviato, come in altre località della Lombardia e
del Piemonte, un validissimo e proficuo esperimento di conduzione femminile dei Branchi di
Lupetti.
Queste ragazze, cui fu dato il nome di “Cheftaine”, operarono a lungo e con successo, anche
se in veste quasi clandestina, di fronte alla difficoltà (e miopia) di un riconoscimento ufficiale
nell'ambito di una associazione maschile ed un vero ostracismo da parte di quella femminile.
Le Cheftaine nello scautismo francese erano donne che conducevano i branchi
dell'associazione maschile, come già suggerito da B.P. stesso. Nell'ASCI invece fino agli anni
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